Il bivacco

La montagna sa essere pericolosa: a volte, la luce di un bivacco vuole dire vita.

er portare al sicuro il suo carico di contrabbando, Gino sceglie i sentieri meno battuti, dove i controlli sono meno frequenti. I sentieri più impervi tuttavia nascondono insidie e talvolta il pericolo arriva proprio da un sentiero che si inerpica nel buio, che non si trova più. Mentre la notte si avvicina, il freddo si fa pungente e le ombre si allungano facendo sempre più paura, soprattutto se si è soli in cima ad una montagna.

Gino scorge un fuoco in lontananza: qualcun altro è su quel sentiero. Potrebbe essere chiunque: le guardie, i gendarmi o peggio i tedeschi, ma il richiamo del fuoco è troppo forte. La fiamma in lontananza è una luce che lo attira alla vita. Deve correre il rischio. Mentre si avvicina sente una melodia cantata a mezza voce, il ritornello di una canzone francese. Sembra essere da sola. Ora non resta che scoprire chi sia…

Il protagonista

Raphael

Un carico di sale sulle spalle e tanto calore nel cuore per gli amici italiani.

Il protagonista

Gino

Un contrabbandiere esperto che non ha paura di viaggiare da solo sui sentieri per eludere i controlli.

Ricerca Storica

La figura del contrabbandiere delle vallate alpine è molto distante dalla figura del contrabbandiere-bandito dell’Ancien Régime. Quest’ultimo è ammantato di un’aura da paladino della giustizia, una sorta di eroe agli occhi dei contadini che lo vedono come colui che si batte contro gli eccessi delle tasse dello Stato. Il contrabbandiere delle nostre montagne è invece egli stesso un contadino: ha moglie, figli, casa, bestiame, campi da coltivare. L’ “eroe-bandito” porta a termine colpi appariscenti con bande numerose e organizzate, mentre il contrabbandiere alpino fa parte più spesso di una rete di scambi locali e piccolo commercio collegati con le attività agricole o con l’allevamento.
L’economia alpina richiede un largo numero di spostamenti sul territorio, per raggiungere gli alpeggi: una caratteristica che veniva sfruttata dai contrabbandieri per mimetizzare i loro commerci. Anche negli anni della seconda guerra mondiale, in cui il contrabbando è un’esigenza di sopravvivenza, spesso per avvicinarsi ai paesi d’oltre confine il contrabbandiere elude la sorveglianza dei doganieri camuffando la merce sotto fascine di legna o carichi di fieno e utilizza le baite come punti d’appoggio e di riparo in caso di bisogno.

Bibliografia

Ottonelli Elisabetta – Il Contrabbando – Storie di contrabbando per i colli di Viso – Comunità Montana Valli del Monviso – Progetto Alcotra Vis’Oc

Ottonelli Elisabetta – Les contrebandiers – Histories de contrebande entre Queyras et valles du Viso – Le Office de Tourisme du Queyras – Projet Alcotra Vis’Oc

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